Si è tenuto lunedì sera, al Giardino Mimmo Bucci di Bari, un incontro tra movimenti e collettivi del territorio e le realtà tarantine che stanno promuovendo “Taranto torna a vivere”, la grande manifestazione di sabato 17 ottobre.
Per più di vent’anni i governi hanno costretto la popolazione tarantina a sacrificare la salute delle persone e del territorio per favorire la produzione di acciaio, tradendo i principi costituzionali che tutelano la salute, la dignità della persona, il lavoro e l'ambiente, anche nell'interesse delle generazioni future. Un ricatto che la comunità ha pagato con morti, malattie e impoverimento, economico e culturale.
Il comitato Liberi e Pensanti, l’associazione Genitori Tarantini e gli operai di LMO (Lavoratori Metalmeccanici Organizzati) hanno raccontato le storie di lavoratrici e lavoratori, così come le vicende di una comunità a cui non è mai stata offerta davvero una scelta per il proprio futuro.
“Chiediamo la chiusura definitiva del polo siderurgico, la sua decontaminazione, il suo smantellamento e la bonifica dell'intero sito industriale. Taranto ha bisogno di una legge speciale di risarcimento per la città e per la provincia, pretendiamo che si apra ora il patto per la Taranto che verrà, con la formazione e il sostegno al reddito dei lavoratori, ma soprattutto il rilancio strutturale e sostenibile di tutto il territorio”.
